MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Vangelo in tasca

Lunedì, 1° settembre 2014

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.198, Lun.-Mart. 01-02/09/2014)

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«Gesù è presente nella parola di Dio e ci parla». Ecco perché «la parola di Dio è diversa anche dalla più alta parola umana». E noi dobbiamo accostarci a essa «con il cuore aperto delle beatitudini e con umiltà». Per questo Papa Francesco ha riproposto il suggerimento di portare sempre con sé una piccola edizione tascabile del Vangelo per leggerlo quando è possibile e «trovare» così Gesù. Lo ha ribadito nella messa celebrata lunedì 1° settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

Riprendendo le celebrazioni eucaristiche del mattino aperte a gruppi di fedeli — dopo il periodo di sospensione a luglio e ad agosto — il Pontefice ha svolto una riflessione sulla parola di Dio incentrata sulle due letture proposte dalla liturgia, tratte rispettivamente dalla prima Lettera di san Paolo ai Corinzi (2, 1-5) e dal Vangelo di Luca (4, 16-30).

Nella prima, ha sottolineato, san Paolo «ricorda ai Corinzi come era stata la sua predica, come lui aveva annunciato il Vangelo». E spiega: «La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito». Paolo, ha aggiunto il Papa, continua dicendo di non essersi presentato per convincere i suoi interlocutori «con argomenti, con parole, anche con belle figure». L’apostolo ha scelto invece «un altro modo, un altro stile», e cioè «la manifestazione dello Spirito e della sua potenza». Perché — sono le parole di Paolo — «la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio».

In sostanza, ha proseguito il Pontefice, l’apostolo ricorda che «la parola di Dio è una cosa diversa, una cosa che non è uguale a una parola umana, a una parola sapiente, a una parola scientifica, a una parola filosofica». La parola di Dio, infatti, «è un’altra cosa, viene in un altro modo»: è «diversa» perché «così parla Dio».

Lo conferma Luca nel passo evangelico che racconta di Gesù nella sinagoga di Nazareth, «dove era cresciuto» e dove tutti «lo conoscevano da ragazzino». In quel contesto, ha spiegato il Papa, egli «incominciò a parlare e la gente lo sentiva», commentando: «Ma che interessante!». Poi «davano testimonianza: erano meravigliati delle parole che diceva». E tra di loro osservavano: «Ma guardalo, questo! Che bravo, questo ragazzino che noi conosciamo, com’è diventato bravo! Ma dove avrà studiato, questo?».

Ma, ha fatto notare il Pontefice, Gesù «li ferma» e dice loro: «In verità, io vi dico: nessun profeta è bene accettato nella sua patria». Dunque, a quanti lo ascoltavano nella sinagoga «all’inizio» sembrava «una cosa bella e accettavano quello stile di conversazione e di ricevimento». Ma «quando Gesù incominciò a dare la parola di Dio si sono infuriati e volevano ucciderlo». Così «sono passati da una parte all’altra, perché la parola di Dio è una cosa diversa rispetto alla parola umana, anche della più alta parola umana, la più filosofica parola umana».

E allora, si è chiesto Francesco, «com’è la parola di Dio?». La lettera agli Ebrei, ha affermato, «incomincia dicendo che, ai vecchi tempi, Dio ci ha parlato e ha parlato ai nostri padri nei profeti. Ma in questi tempi, alla fine di questo mondo, ci parlò nel Figlio». Ossia, «la parola di Dio è Gesù, Gesù stesso». È quello che predica Paolo dicendo: «Fratelli, quando venni da voi non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni, infatti, di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e Cristo crocifisso».

Questa è «la parola di Dio, l’unica parola di Dio», ha spiegato il Papa. E «Gesù Cristo è motivo di scandalo: la Croce di Cristo scandalizza. E quella è la forza della parola di Dio: Gesù Cristo, il Signore».

Diventa così importante, secondo il Pontefice, chiederci: «Come dobbiamo ricevere la parola di Dio?». La risposta è chiara: «Come si riceve Gesù Cristo. La Chiesa ci dice che Gesù è presente nella scrittura, nella sua parola». Per questo, ha aggiunto, «io consiglio tante volte di portare sempre con sé un piccolo Vangelo» — oltretutto comprarlo «costa poco», ha aggiunto sorridendo — per tenerlo «nella borsa, in tasca, e leggere durante la giornata un passo del Vangelo». Un consiglio pratico, ha detto, non tanto «per imparare» qualcosa, ma soprattutto «per trovare Gesù, perché Gesù è proprio nella sua parola, nel suo Vangelo». Così, ha ribadito, «ogni volta che io leggo il Vangelo, trovo Gesù».

E qual è l’atteggiamento giusto per ricevere questa parola? «Si deve ricevere — ha affermato il vescovo di Roma — come si riceve Gesù, cioè con il cuore aperto, con il cuore umile, con lo spirito delle beatitudini. Perché Gesù è venuto così, in umiltà: è venuto in povertà, è venuto con l’unzione dello Spirito Santo». Tanto che «lui stesso incomincia il suo discorso nella sinagoga di Nazareth» con queste parole: «Lo Spirito del Signore è sopra di me. Per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Insomma «lui è forza, è parola di Dio, perché è unto dallo Spirito Santo». Così, ha raccomandato Francesco, «anche noi, se vogliamo ascoltare e ricevere la parola di Dio, dobbiamo pregare lo Spirito Santo e chiedere questa unzione del cuore, che è l’unzione delle beatitudini». Dunque, avere «un cuore come è il cuore delle beatitudini».

Se «Gesù è presente nella parola di Dio» e «ci parla nella parola di Dio, ci farà bene oggi durante la giornata — ha suggerito il Pontefice — domandarci: ma come ricevo io la parola di Dio?». Una domanda essenziale, ha concluso Papa Francesco, rinnovando il consiglio di portare sempre con sé il Vangelo per leggerne un passo ogni giorno.


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